I diari della bicicletta

Non so se prima o poi è capitato a tutti, ma è capitato a me, di svegliarmi un giorno e non comprendere come mai la notte non si fosse messa da parte in favore della luce. Il sole era ben alto in cielo, ma vedevo solo buio. Allora decisi di andare io dal sole. Di inseguirlo verso Ovest, su un’ancestrale via della quale avevo distrattamente sentito parlare anni prima. Il Cammino di Santiago. Una magnifica pazzia, non avevo alcuna coscienza di cosa stessi facendo, se non quella di pedalare per lasciarmi la notte dietro. Incazzato con il mondo, con me stesso, man mano che le giornate si susseguivano, vedevo qualcosa in me cambiare. Terra rossa sotto le mie ruote, mesetas nei miei occhi, volti di persone incontrate nel mio cuore, portavano un minimo di equilibrio. Niente di immediato, di folgorante, ma quotidiana conquista, chilometro dopo chilometro. Stavo facendo pace con me steso. Arrivare a Santiago de Compostela è stato importante, ormai intravedevo il bagliore di questo sole che avevo perso. Ma la ricerca non era ancora terminata, non poteva finire così, riprendo a correre verso l’oceano. Attraverso una Galizia più selvaggia di ogni mia immaginazione, arrivo ai confini del mondo conosciuto dagli antichi romani, Finisterre. È quasi sera, poso la bici e percorro gli ultimi 3 km a piedi. Verso il faro. E qui, seduto su uno spuntone di roccia della Costa da Morte, con un telefonino spento in mano, ritrovo il mio sole. Placidamente si stava immergendo in acque blu come la notte. Accendo il telefonino per cancellare un messaggio. Non ricordo se pensai che finalmente era tutto finito, nel qual caso non ero più distante dalla verità. Fortunatamente era solo l’inizio…

Questo è il mio mondo, questo è quello che sono e che voglio essere. Un viaggiatore che non ha altro scopo se non quello di vedere cosa c’è oltre la linea dell’orizzonte. E magari condividere questi momenti con chi vede lo stesso orizzonte.

da Pedalando con i Troll di Norman Polselli