Portogallo

 

Copertina Reportage3

Notte tarda, vedo un uomo rientrare in un vecchio condominio dell’Alfama con una tavola da surf sopra la testa. C’è il miradouro da Senhora do Monte poco più in là, dove dei ragazzi bevono birra e raccontano storie buffe. Negli occhi ho un bellissimo sorriso ricevuto in una tasca di Rua de Sao Pedro. Il vento mi induce a chiudere la giacca. Tante volte ho sentito parlare della saudade, ora intuisco cosa è.
Pensavo di trovare qualcosa di simile alla Spagna, invece il Portogallo è stato altro. Più aria da vecchia Francia, con profumi di Africa, che movida e vida loca. Lisbona non una semplice città, ma qualcosa di vivo, con un sistema linfatico fatto da linee tranviarie dannatamente affascinanti, che portano la vita in ogni suo organo. Città che concedendosi poco al turismo, regala a chi invece ha voglia di scoprire, di sporcarsi le mani, emozioni di una dolcezza ammaliante.

Il Portogallo offre una varietà di ecosistemi in pochi km da rendere obbligatoria una visita più approfondita di quella di un normale weekend nella sua capitale. La costa atlantica, almeno quella a nord di Obidos, fino ad ovest di Coimbra, ricorda le atmosfere da Big Wednesday. Con onde alte come una casa che si spengono su spiagge ampie come la solitudine che ispirano. Cercavo di scorgere Matt, Jack e Leroy “spaccatutto” che scendevano in spiaggia attraverso scale diroccate in cerca dell’onda giusta, ho visto invece una coppia di anziani tedeschi che davanti ad un camper,con una birra in mano, guardano il temporale che stava per giungere dall’oceano.

Coimbra, una città nata attorno ad un’università e che vive di essa. Città che costringe a discese ardite e risalite solo per andare a prendere un caffè. Cosa oltremodo piacevole da fare, visto la presenza di affascinanti pasticcerie, una perfino posta nei locali di una chiesa sconsacrata. Non si può non menzionare in un report sul Portogallo, perfino in uno così breve come questo, la cucina lusitana. Materie prime di altissima qualità, quantità da mettere in difficoltà perfino me e prezzi da kebab a Piazza Vittorio a Roma. Bacalhau alto un palmo di mano, cucinato in mille maniere diverse, e il maialino nero, sono le specialità imperdibili.

Fuori le città, in questo Portogallo del centro-nord, la natura è di un verde abbacinante, dove immense foreste di eucalipto mi riportano alla mente la freschezza umida della Galizia. Ma basta deviare verso sud, direzione Alentojo, per scoprire l’ennesimo Portogallo che (non) ti aspetti. Castelo de Vide, tappa di avvicinamento ad Evora è del tutto simile ad un pueblo dell’Estremadura spagnola. Perla bianca in un paesaggio arso dal sole, ingiallito dalle coltivazioni di grano e fieno. Cieli infiniti, terra rossa, massi di granito gettati da qualche gigante e foreste di sughero a perdita di occhio. Se avessi con me la bici, non ci penserei due volte a seguire l’istinto e buttarmi in queste foreste per cercare di trovare Caceres, sulla Via della Plata. Le cicogne passeggiano tranquille tra le mucche al pascolo libero.

Evora è stata meno interessante del previsto. E per fortuna che accade questo. Non c’è niente di più noioso in un viaggio, di trovare cosa già si immagina ci sia.

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