Lucania

“ E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero… coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste… Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi… sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste…”

 

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Dal Sasso Barisano,risalgo le strette scale verso Piazza Vittorio Veneto avendo in mente le parole con le quali Carlo Levi fece conoscere al mondo la “vergogna” di Matera. Parole che ho ascoltato questa mattina, in un documentario proiettato nella Casa Noha, monumento della città restaurato dal FAI. Attraverso percorsi non lineari, dinamiche secolari, eventi anche casuali, una florida città, ricca di artigiani, di arte, di cultura si era trasformata in una drammatica parodia di una società neolitica. Dove il dramma era la morte di un animale, con il quale condividevano lo spazio sedicente vitale, non la morte di un bimbo. La mortalità infantile arrivava ben oltre il 50%, questo non nell’assedio di Alesia da parte delle legioni di Giulio Cesare, ma duemila anni dopo. Fino al primo dopoguerra.

 

Adriano Olivetti cercò di far comprendere che il problema non erano tanto i Sassi, ma la miseria in sé. Perché se travasi una massa di diseredati da lerce caverne a puliti condomini, avrai solo una massa di diseredati con il bagno in casa. Ma la politica, si sa, ama le soluzioni semplici e di grande effetto. E un’intera città, manu militari, fu evacuata in pochi mesi. E i Sassi smisero di vivere.

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È notte, un vento freddo, nonostante sia Giugno, mi accompagna fino al belvedere della Piazza. Quello che vedo non è semplicemente qualcosa di meraviglioso, è una storia fatta pietra, luce ed ombre. La storia di un popolo che dall’inferno è tornato a vivere in paradiso. Sono dentro un presepe vivente, non a caso simbolo cristiano di sofferenza, redenzione e speranza. Il miradouro di Lisbona ha un decimo del fascino di questa vista. Mi commuovo a pensare che tale bellezza è stata pagata con il dolore di tante persone, che ora ho solo la forza di ringraziare per aver tramandato a noi il privilegio di questa vista.

Prendo la mia piccola Fuji e scatto. Sono attimi perfetti, meritano di essere immortalati nella mente e nel cuore.