Via Turonensis 2015

 

Uno dei tramonti più romantici della Spagna, un artista di strada strimpella Yesterday, una coppia di turisti italiani, della mia età, litiga. Uno di quei litigi seri, fatti più di silenzi che di parole. Se ne vanno camminando a 10 mt uno dall’altra. È questa l’ultima immagine che ho di San Sebastian, tappa finale del mio quarto cammino. Cammino…sì certamente lo è stato, ma è stato anche altro. Non tutti i giorni la flecha amarilla stava lì ad indicare la nostra direzione e pochi sono stati i pellegrini incontrati lungo la via. La Via Turonensis parte da Parigi per attraversare uno dei territori più affascinanti al mondo. La Loira. Per poi scendere attraversando Tours, Bordeaux, la zona della Lande, 200 km di pinete e…basta, fino poi a ricollegarsi con il Cammino Francese a Saint Jean Pied de Port. Io però da Dax ho deciso di proseguire sulla costa, verso Bayonne, Biarritz ed infine San Sebastian. Quindi è stato più un viaggio, che un cammino? Ha senso porre questa divisione? Penso di no; condivisione, stupore, riflessione, i tre pilastri su cui poggia un cammino ci sono sicuramente stati. Ma in modo diverso, lontano dalle esperienze spagnole.

 

 

Condivisione:
grazie al mio compagno di viaggio, ho potuto apprezzare l’ospitalità gratuita del Warm Shower. Gente che per qualsiasi motivo ha piacere nell’accogliere per una o due notti chi ha l’opportunità di conoscere il mondo sopra le due ruote. Ho avuto modo di incontrare così persone straordinarie ed ascoltare le loro storie. La storia di Pascal, che da Orleans è andato a trovare suo figlio a Dubai…in bici; la storia di Amélie, che da Trento ha pedalato fino ad Istanbul, per poi tornare verso la sua Francia attraversando l’Italia, la storia di Nicolas, un giovane insegnate di storia della Rivoluzione francese, che si stava allenando per partecipare ad una gara che lo avrebbe portato da lì a pochi giorni a percorrere 1200 km in soli 3 giorni; la storia complessa e chiaramente triste del generoso Jean Luis; la storia di Jean Marc, che può viaggiare ascoltando solo i racconti delle persone che ospita. Un grazie a tutti loro.

 

Stupore:
In più di 1000 km sulla strada, gli episodi che rimarranno indelebili nella mia mente sono per forza di cose numerosissimi. Non stupirsi nella sala degli specchi di Versailles non sarebbe normale, uno a caso dei tanti castelli della Loira lascia a bocca aperta chiunque, campeggiare sotto dune alte oltre 100 mt, a due passi dall’Oceano Atlantico non è cosa da tutti i giorni. Come a suo modo non lo è pedalare costeggiando a pochi metri una centrale atomica oppure assaporare ostriche e birra in un mercato etnico di Bordeaux. Le vetrate della cattedrale di Chartres, la spiaggia di San Sebastian… Però se ne dovessi scegliere uno, direi l’ospitalità di Tours. Una delle poche ospitalità religiose su questo particolare cammino. Già entrare in una cattedrale (di San Martino) in bici, ha il suo fascino, ma è stata la notte la vera sorpresa commovente. Ci hanno fatto assistere ai canti della Suore Benedettine che ogni giorno, intorno alle 21:30, esercitano nella cripta della cattedrale. E anche l’anima più laica non può non avvertire il peso di una storia di chi attraverso mille contraddizioni, anche terribili, ha mantenuto una continuità non di anni, non di secoli, ma di millenni, dall’Impero Romano fino ai nostri giorni.

YE1_04_Tours_Rando

Riflessione:
Pedalare, anche se lo si fa in compagnia, è praticamente un’esperienza individuale. Che concede ere geologiche di tempo alla mente per riflettere. Tanti di questi pensieri hanno la stessa vita breve di una discesa. Altri rimangono, prendono residenza nella tua personalità, la forgiano. Aver avuto l’immeritata fortuna di viaggiare tanto, di aver incontrato persone di tutte le etnie, le culture, di poter attraversare un confine in bici, senza che il confine materialmente ci fosse mi ha portato a pensare a quale mondo immagina chi vuole costruire nuovi muri dentro l’Europa, chi si rifugia in un immaginifico passato aureo per rifiutare l’idea di un mondo interconnesso, chi “quando c’era la Lira”, chi rimpiange la chiave nella toppa e i treni in orario, chi perfino i Borboni, chi la colpa è della Germania, chi ha fatto della bellissima pizzica la bandiera rossa del terzo millennio. I no tav, i no logo, i no global, i no rom, i no euro, i no Merkel, i no debito pubblico, i no Dublino 3, i no al nucleare, ma anche no all’eolico,perfino qualche no Sorc… Ognuno ha un “no” che risolve magicamente ogni problema. Da parte mia, sono certo che la globalizzazione abbia portato questioni e problemi nuovi. Che, ad esempio, la migrazione di mezzo continente verso un altro è, e sarà, una probabile catastrofe umanitaria per entrambi i soggetti (con modi differenti, ovviamente), ma sono le soluzioni facili a problemi complessi che mi spaventano maggiormente. Troverei più onesto e perfino utile chi alza bandiera bianca verso problematiche così gigantesche, che chi pensa di poter affrontare e risolvere tutto, prima della colazione mattutina.
Tutto questo parlare per dire, abbiamo la fortuna di vivere in una parte del mondo pacificata, ricca di arte, cultura e patria dei diritti universali dell’uomo, dove, per tornare in tema, con una bici puoi andare da Frosinone a Capo Nord senza aver problemi burocratici, senza ricevere alcun no. E sentendoti parte di uno stesso tessuto culturale. Guai a cambiare strada, costi quel che costi. L’alternativa l’abbiamo già tragicamente sperimentata.